Rispolvero una vecchia e breve intervista ad uno dei più grandi giornalisti dei nostri tempi, in occasione di queste giornate ‘infuocate’ sul tema della libertà di stampa. E’ Ryszard Kapuscinski, morto un paio di anni fa, qualche mese dopo averlo incontrato a Roma. Attraverso i suoi libri e il suo lavoro ha accorciato le distanze tra nord e sud del mondo. Leggendo i suoi libri ci si accorge di come l’idea che abbiamo dell’altro e dello straniero sia davvero troppo esile. Nell’intervista, fatta a Roma, una sua riflessione sul giornalismo di oggi e sulle responsabilità dei giornalisti e dei lettori. Ryszard Kapuscinski nasce nel 1932 a Pinsk – Polonia orientale, oggi Bielorussia. Dopo gli studi a Varsavia, lavora fino al 1981 come corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca PAP. Muore a Varsavia il 23 gennaio 2007. Kapuscinski è autore di una ventina di libri-reportage tradotti in 10 lingue. Fra i titoli: Shah-in-shah (1982), Il Negus: splendore e miserie di un autocrate (1983), Imperium (1993), Lapidarium: in viaggio tra i frammenti della storia (1990), Ebano (1998), La prima guerra del football (2002), In viaggio con Erodoto (2004). Leggi…
Qual è attualmente lo stato di salute dell’informazione mondiale? È davvero difficile rispondere a questa domanda perché non c’è una risposta univoca. Oggi una parte dei mass-media offre alla gente un’immagine falsa e distorta del mondo. L’informazione oggi ha il carattere dell’informazione di “corte”, parla dei presidenti, dei governi, e non parla di come e di che cosa vivono le masse, la gente comune. È una sorta d’informazione molto aristocratica. Nonostante tutto c’è una parte del mondo dei media, della stampa, della televisione e della radio che cerca di mantenere l’informazione ad un alto livello qualitativo, sforzandosi non solo di essere obiettiva ma anche accurata. Questi mezzi d’informazione esistono. Però, quando parliamo dell’informazione, dei media e del loro stato di salute dobbiamo anche ricordarci che le responsabilità non sono solo da una parte. Gli utenti hanno delle responsabilità non trasferibili, ai fruitori dell’informazione viene chiesto uno sforzo attivo nella selezione e nella ricerca delle informazioni. È anche una loro responsabilità quella di chiedere una informazione giusta. La passività degli utenti è uno dei problemi attuali dell’informazione.
Il mondo dell’informazione è cambiato nel tempo, cosa significa oggi essere un reporter? Oggi le responsabilità del giornalista e del reporter sono molto cresciute, cosa di cui forse non ce ne rendiamo conto abbastanza. Nei nostri tempi, infatti, i media non hanno solo il ruolo di fare informazione, ma hanno anche un ruolo formativo della consapevolezza e della coscienza dell’uomo moderno. Molto spesso tutto questo lo dimentichiamo. Di conseguenza i mezzi di comunicazione vengono trattati come merce, come una parte del mercato, quando invece hanno un ruolo educativo molto forte che non può essere soggetto alle leggi del mercato. Salvaguardare l’informazione significa anche salvaguardare la nostra cultura. In questo contesto il ruolo del reporter non è cambiato. Il reporter è colui che cerca di capire e trasmette la propria conoscenza sul mondo contemporaneo. Si tratta di una persona mossa dalla passione di capire e di essere al servizio degli altri. Essere reporter è svolgere una missione, non è solo un lavoro, ma una missione per la ricerca della verità.
Può il giornalismo oggi creare i presupposti per il dialogo? Dovrebbe cercare di farlo, proprio perché viviamo in un mondo di culture spesso molto differenti. Se nel mondo caotico di oggi, ma che è anche un mondo armato fino ai denti, non cercassimo di istaurare un dialogo tra queste diverse civiltà potremmo arrivare a conflitti molto violenti, fino a farci fuori gli uni gli altri.
In questo contesto, il giornalismo del sud del mondo è un segnale di speranza e di controtendenza? Nei paesi del terzo mondo ci sono molti giornali di buon livello e in alcuni paesi questi raggiungono qualitativamente i più alti livelli mondiali. Parlo del giornalismo indiano, di quello egiziano, dei giornali dell’Africa del sud, ma ce ne sono anche in Argentina, in Giappone, in Brasile e in Messico. In questi paesi c’è una ottima stampa, eccellente. Il problema è che molto spesso la nostra conoscenza del mondo dell’informazione di paesi lontani dal nostro è davvero insufficiente.


